Sull'Istria

Potete abbracciare con lo sguardo tutta una moltitudine di varietà, dal bianco candido delle vicine montagne, all'ondeggiare delle vigne e dei campi verdi, i colli e le vallate, i lembi di terra con uliveti e vigneti che si alternano, per raggiungere l'azzurro del vicino mare. Dopo esservi immersi in queste meraviglie, avvicinandovi del tutto, rimarrete stupefatti da ogni suo dettaglio, ogni particolare, le facciate delle chiese, i portali delle città, le vie rurali con i cortili, archi e ballatoi, il gorgoglio vivace del ruscello e la radura con le ciliegie in fiore. Qui tutto sta in uno stretto rapporto di legame e amicizia: la natura, i paesi, le persone.
Posizione
La Regione più ad ovest della Repubblica di Croazia, la più grande penisola dell'Adriatico
Superficie
2.820 km2 (triangolo: Drgaonja-Dragogna, Punta Promontore, Učka-Monte Maggiore)
Numero di abitanti
206.344 (2001.)
Lunghezza della costa
445,1 km (la costa frastagliata è lunga il dopppio della rete stradale) La costa occidentale dell'Istria è lunga 242,5 km e con le isole 327,5 km (178,1 M). La costa orientale è lunga 202,6 km e con gli isolotti raggiunge i 212,4 km (114,5 M).
Mare
La temperatura più bassa del mare si ha in marzo, quando varia dai 9,3°C agli 11,1°C, quella più alta è in agosto, quando è tra i 23,3°C e i 24,1°C. La salinità dell'acqua è di circa il 36 – 38 permille.
Fiumi
Mirna-Quieto, Dragonja-Dragogna e Raša-Arsa
Vegetazione
L'Istria è la maggiore oasi verde dell'Adriatico settentrionale. Lungo la costa e sulle isole predominano le pinete e la tipica macchia verde. I rappresentanti principali della macchia sono il leccio e il corbezzolo. I boschi dell'Istria coprono il 35% della sua superficie.
Centro amministrativo
Pazin-Pisino (9.227 abitanti)
Centro economico
Pula-Pola (58.594 abitanti)

Storia dell'Istria

I primi uomini dell'Istria

istra Le prime attestazioni dell'esistenza di uomini primitivi in territorio istriano risalgono al paleolitico inferiore. L'età di un utensile di pietra, lavorato dall'uomo primitivo, scoperto nelle vicinanze di Pola, nella grotta di S. Daniele (Šandalj), è stimata attorno ai 2 milioni-800.000 anni. Reperti risalenti al paleolitico superiore (40-10.000 anni) sono stati trovati in località S. Daniele II (Šandalj II) e nella Grotta di S. Romualdo a Leme. In quest'ultima (a 11 km da Orsera e a 9 km da Rovigno) sono state rinvenute anche ossa in quantità, appartenenti ad oltre 40 diverse specie animali, quali l'orso e il leone delle caverne, il leopardo, la iena delle caverne, il cavallo selvatico, il cervo maggiore, la lepre delle nevi, ecc., che costituivano le prede dei cacciatori primitivi. Gli arnesi ritrovati svelano infatti la contemporanea presenza dell'uomo dell'età della pietra (paleolitico inferiore), mentre la grotta con le sue stalattiti e stalagmiti, i pipistrelli e altri animali, è interessante anche dall'aspetto speleologico. Deve il suo nome a San Romualdo che, pregando e meditando, ci visse in romitaggio per tre anni, dal 1001 al 1004. Tutta una serie di altri ritrovamenti risalenti al neolitico inferiore (6.000-2.000 anni a.C.) dimostra che gli uomini, oltre che di caccia, avevano incominciato a occuparsi di allevamento del bestiame e coltivazione dei cereali. Gli arnesi e le armi erano più levigati e aveva preso il via la fabbricazione di vasi fittili.

I castellieri preistorici

Verso la metà del secondo millennio avanti Cristo in cima ai colli e sugli speroni sovrastanti le doline dell'Istria sorgono degli abitati, i castellieri. In Istria ne sono stati registrati oltre 400, il che rivela che nell'età del bronzo e in quella del ferro la penisola doveva essere densamente popolata. I castellieri erano per lo più di forma circolare o ellittica e cinti da mura difensive. Quelli più grandi erano dotati di più cinte murarie. Vennero costruiti secondo la particolare tecnica del muro a secco, con pietre ammassate l'una sull'altra senza l'ausilio di agglomeramenti. Le case erano di forma rettangolare, ma anche a pianta circolare e probabilmente avevano dei tetti formati da lastre litiche, simili a quelli delle odierne casite, le casette dei pastori disseminate nei campi, il che dà adito a ritenere che questo tipo di edilizia sia presente in Istria ininterrottamente dall'età del bronzo ai giorni nostri. I castellieri meglio conservati si trovano oggi in alcune località nei pressi di Pola (Nesazio), di Rovigno (Moncodogno) e di Parenzo (Pizzughi: quest'ultimo è il nome di tre colli fortificati a castelliere). La località di Nesazio è nota per essere stata la 'capitale' degli Istri, probabilmente i primi abitanti dell'Istria. Erano organizzati in comunità tribali e, oltre che di scambi, si occupavano di caccia, pesca, agricoltura e allevamento del bestiame (specialmente di capre e pecore). Gli Istri erano ben noti agli scrittori latini, che li menzionarono nelle loro opere, per le loro spedizioni piratesche. Verso la fine del III sec. a .C. entrarono in conflitto con i Romani, che a più riprese gli sferrarono contro degli attacchi. È memorabile la descrizione dell'assedio e della conquista di Nesazio da parte dei Romani, nel 177 a. C., quando il re degli Istri, Epulo, per non cadere vivo nelle loro mani, si trafisse con la spada nel momento in cui gli assalitori irrompevano nell'abitato. La descrizione si deve a Tito Livio, storico romano di epoca augustea.

I Romani in Istria

rimljani I Romani introdussero in Istria una nuova organizzazione amministrativa, e vi effettuarono, come dappertutto in Europa, la prima urbanizzazione, costruirono strade collegando fra loro le città e diedero una spinta determinante allo sviluppo dei commerci. L'Istria è nota per essere ricca di ottima pietra da costruzione, come i Romani ben sapevano, talché lungo tutta la costa occidentale si possono ancora riconoscere i posti dove si trovavano le antiche cave da cui ricavavano il materiale per i loro maestosi edifici. Anche l'anfiteatro polese è costruito in calcare istriano. L'uso che i Romani seppero fare della pietra con nuovi metodi di costruzione, di lavorazione, di decorazione, ha toccato la perfezione. I Romani trasformarono i migliori appezzamenti agricoli in grandi possedimenti statali (ager publicus) sui quali si insediarono coloni romani e veterani dell'esercito. Molti erano proprietà degli imperatori, delle loro famiglie e amici. I Romani costruirono villae rusticae destinate all'abitazione o alla villeggiatura e alla produzione di beni vari. Innumerevoli siti, e in Istria quelli antichi sono quasi 300, confermano l'esistenza delle più diverse officine: per la cottura dell'argilla e la produzione di ceramiche, per la produzione e la colorazione dei tessuti, per la produzione di laterizi e di anfore, di cui quella di Cervera, nei pressi di Parenzo, produceva anfore anche per le necessità degli imperatori.

Pola

Il maggior numero di monumenti romani si è conservato a Pola. Il Tempio d'Augusto, dedicato alla dea Roma e all'imperatore Augusto, venne costruito fra il 2 a. C. e il 14. Sorgeva nel Foro romano, nome che la piazza ha conservato, e oggi ospita una piccola collezione di opere scultoree romane in pietra e in bronzo. Nelle antiche mura della città di Pola sono incastonate Porta Ercole, probabilmente la prima che i Romani vi fecero erigere, quindi Porta Gemina, cosí detta per la doppia arcata e che venne costruita al passaggio fra il II e il III sec. L'Arco dei Sergi (Port'Aurea), di cui Michelangelo, che visitò Pola nel XVI sec., ci ha lasciato un disegno, venne eretto verso il 30 a. C. in stile corinzio. Un monumento di particolare interesse è il piccolo teatro romano che, a differenza di quello grande che oggi non c'è più, e che era invece situato all'esterno della città, si trovava entro le mura cittadine. Sotto l'imperatore Vespasiano (I sec.) venne edificato il maestoso anfiteatro, destinato in primo luogo ai giochi gladiatori. Di forma ellittica, poteva accogliere circa 20.000 spettatori. Nei suoi sotterranei è allestita una mostra permanente intitolata 'L'olivicoltura e la viticoltura nell'Istria antica', in cui sono esposti utensili per la produzione di olio e vino (macine, torchi, recipienti di sedimentazione) e una serie di anfore che servivano da contenitori per il loro trasporto. Per altre informazioni ci si può rivolgere al Museo archeologico istriano di Pola, che vanta la più grande collezione di antichità romane dell'Istria (statue di marmo, monumenti funebri, epigrafi, mosaici, ecc.).

Isole Brioni

Anche sulle Isole di Brioni vi sono diversi siti archeologici con vestigia romane. Nell'antichità l'arcipelago appartenne a un ricco possidente che doveva le sue sostanze alla produzione di sale e all'estrazione di pietra da costruzione nella locale cava. Sulla costa orientale dell'isola di Brioni Maggiore, a Val Catena (Verige in croato), nei pressi di Pola, è stato scoperto il più grande complesso residenziale romano dell'Istria. Comprendeva una villa rustica, che ne era il cuore, un peristilio con ambienti rappresentativi, due atri circondati da altre stanze e un loggiato lungo 8o e largo 6,2 metri, che terminava su una grande terrazza con magnifica vista sul mare e la baia. Tre templi erano dedicati rispettivamente a Nettuno (dio del mare), Marte (dio della guerra) e probabilmente Venere (dea dell'amore). Un grande porticato collegava i templi a una biblioteca. C'erano inoltre terme, altre terrazze e giardini. L'insediamento attesta una raffinata sintonia fra architettura e paesaggio e un estro artistico eccezionale da parte dei suoi artefici.

Parenzo

La città di Parenzo (Porec) presenta un interessante assetto urbanistico. Nel II sec. a. C. nell'area venne organizzato un castrum romano, ossia un insediamento militare dalle coordinate regolari, con le due caratteristiche vie principali del cardo e del decumano intersecantesi. La disposizione a angolo retto delle vie romane è ancora perfettamente riconoscibile, mentre l'esistente tratto di decumano conserva tuttavia il carattere di principale strada longitudinale e si chiama cosí tuttora. In questa via si trova il Museo civico del Parentino con un'interessante collezione di reperti, che vanno dalla preistoria al XIX sec., e di cui i più numerosi sono quelli di epoca romana. Piazza Marafor è ubicata nello stesso posto in cui nell'antichità c'era il foro. Sul suo lato occidentale vi sono i resti di tre templi: quello di Nettuno, quello di Diana e il cosiddetto Tempio Maggiore.

L'epoca bizantina

bizant Bisanzio portò a Pola e dintorni una vivace vita culturale e artistica. Il vescovo ravennate Massimiano (nativo di Vestro, a sud di Rovigno) vi fece costruire una maestosa basilica trinavata, di cui resta solamente una delle due cappelle commemorative con pianta a croce. Per la bellezza delle decorazioni in marmo e mosaico e degli stucchi la basilica venne detta Santa Maria Formosa ( cioè Santa Maria la Splendida). Come la basilica, anche le due cappelle erano ornate di mosaici pavimentali e parietali. La leggenda racconta che, mentre arava un campo, Massimiano trovò un tesoro sepolto di cui fece dono all'imperatore Giustiniano, il quale perciò lo ricompensò con una diocesi. Parenzo possiede una delle più belle chiese paleobizantine d'Europa, nota come Basilica Eufrasiana, da Eufrasio, vescovo parentino che nel VI sec. fece innalzare sulle fondamenta di una chiesa più antica una sontuosa basilica trinavata.

Patrimonio dell'UNESCO

La Basilica eufrasiana di Parenzo, costruita nel 553, fa parte del patrimonio culturale universale dell'UNESCO, dove sono in lista d'attesa anche i monumenti antichi di Pola e gli affreschi medievali delle chiesette, opera di maestri popolari.

Il complesso della Basilica Eufrasiana

Parenzo possiede una delle più belle chiese paleobizantine d'Europa, nota come Basilica Eufrasiana, da Eufrasio, vescovo parentino che nel VI sec. fece innalzare sulle fondamenta di una chiesa più antica una sontuosa basilica trinavata. Nel 1997 il complesso eufrasiano (la chiesa, il battistero, l'atrio e l'ex episcopio) è stato inserito nel registro UNESCO dei beni culturali mondiali. Di particolare pregio sono gli splendidi mosaici absidali e le lastre marmoree con incrostrazioni di madreperla e pietre variopinte. In questo stesso luogo c'era in origine il cosiddetto Oratorio di Mauro, costruito nella seconda metà del III sec. (se ne conserva un frammento musivo), che fu uno dei primi punti di raccolta dei cristiani. Mauro fu il primo vescovo e martire parentino, motivo per cui oggi è il patrono di Parenzo e della sua diocesi. Durante Diocleziano, sotto il cui regno ebbero luogo le più efferate persecuzioni di cristiani, Mauro venne giustiziato assieme a tutto il clero parentino. La Basilica Eufrasiana custodisce le sue reliquie. Da quarant'anni a questa parte la Basilica di Parenzo diventa d'estate un ideale auditorium per gli amanti della musica classica. Vi si esibiscono prestigiosi musicisti nostrani e stranieri, e i concerti sono generalmente tematici, a seconda di ricorrenze o anniversari ( l'anno di Bach, ad es., ecc.). L'atrio dell'Eufrasiana è invece riservato alla musica da camera per cembalo.

Le cittadine medievali

gradovi Nei primi secoli dell'alto medio evo in Istria incominciarono a penetrare varie tribù barbariche. Mentre gli Avari e i Longobardi si limitarono a brevi scorrerie, in genere senza trattenervisi a lungo, gli Slavi si allargarono in tutta la penisola occupando molte aree dell'interno. Nel 788 l'Istria entrò a far parte del Regno dei Franchi che la infeudarono, incoraggiando l'immigrazione degli Slavi, spesso su possedimenti terrieri appartenenti alle città. In tal modo queste ultime persero la loro autonomia (risalente ancora ai tempi dei Romani) e indebolirono, mentre andava invece rafforzandosi il potere della Chiesa sulla quale l'autorità di Carlo Magno faceva particolare affidamento. Con la decadenza dello stato franco e il suo sminuzzamento, l'Istria passò dapprima al Regno italico, poi, nel 952, venne annessa al granducato di Baviera e nel 976 a quello della Carniola, per diventare infine nell'XI sec. una provincia a se stante soggetta alla Chiesa, ovvero al Patriarca di Aquileia (Italia settentrionale), e in parte dominata dai feudatari tedeschi. I diversi interessi che si scontravano nella penisola istriana ( la Chiesa, la nobiltà tedesca, la Serenissima) scatenavano continui conflitti, saccheggi e distruzioni, in cui a rimetterci era soprattutto l'inerme popolazione rurale. Le cittadine dell'Istria interna sorgevano soprattutto in cima ai colli, che gli offrivano protezione naturale. Inoltre, a causa dei frequenti assalti da parte degli altri signori feudali o di Venezia, le città si fortificavano con mura e torri e spesso anche con ponti levatoi. Se all'esterno la città medievale si presentava come una fortezza, all'interno era percorsa da una rete di strette viuzze serpeggianti che seguivano il perimetro murario, mentre la vita cittadina si concentrava nella piazza e attorno alla chiesa.

La gente e i costumi

obicaji Gli abitanti dell'Istria sono sempre stati degli agricoltori e possiamo stabilire a quale precisa attività si dedicassero, osservando semplicemente la configurazione del terreno delle aree in cui vivevano. Sui monti della Cicciaria l'Istriano era modesto pastore, lo testimoniano innumerevoli proverbi popolari: Ovaca bez pastira ne da ni mlika ni sira/Le pecore senza pastore non danno nè latte nè formaggio/Ki čuva ovcu, čuva i vunu/Chi bada al gregge, bada alla lana/. Nel cuore del nostro piccolo universo domina la terra grigia, dura da lavorare, ma generosa. È proprio essa che ha fatto nascere l'Istriano aratore. L'Istria sudoccidentale, con la sua terra color rosso cupo, è la patria di capacissimi viticoltori, è il regno della malvasia, mentre lungo la costa si è sempre pescato e si è sempre vissuto di pesca: Ki spi, ribe ne lovi/Chi dorme non piglia pesci/. Le Istriane sono sempre state donne devote, che si curavano della casa, ma non solo 'sorreggendo' i suoi quattro angoli. Quando, ad esempio, si recavano a prender l'acqua alle sorgenti lontane, portandola poi a casa nella bigoncia ben fissa sulla schiena, per non starsene con le mani in mano lungo il cammino lavoravano a maglia. Dei mestieri storici che rendevano famosa l'Istria, oggi alcuni dei più importanti sono caduti nell'oblio, come quelli dello scalpellino e del vasaio. Due mestieri ben diversi tra di loro. Uno che taglia grezzamente la pietra e l'altro che dà forma, delicatamente, alla terracotta, trasformandola in tegami. In rare occasioni gli abitanti della nostra Penisola sapevano allietarsi con canti e danze. E anche la canzone è rigida, atonica, arcaica e si canta a due voci. Gli strumenti? Antichi, da pastore: roženice, mih, duplice, tutti strumenti a fiato, di legno… Il ballo più noto si chiama balun e il costume popolare è semplice, bicolore: marrone e bianco. È facile riconoscere un Istriano: ha un carattere mite, è laborioso, paziente, un po' diffidente e cauto, dai movimenti lenti, dalla forza repressa. Fa facilmente conoscenza, un po' meno amicizia autentica, ma quando succede è per sempre. Stima soprattutto la rettitudine: la parola data è la misura fondamentale di comunicazione e di convivenza: Vo se veživa za roge, a čovik za besidu/Il bue si lega per le corna, l'uomo per la parola data/. E se lo incontrate per caso lungo i sentieri di campagna, vecchio o giovane che sia, vi saluterà sempre per primo, guardandovi sinceramente negli occhi.

Casa istriana

hiza Le vecchie e tipiche case dell'Istria venivano costruite in pietra, con commessure ben visibili su tutti i muri. Il tetto veniva ricoperto con tegole curve di terracotta. Sulla facciata anteriore veniva sempre costruito anche il baladur, scalinata che porta al piano abitabile dell'edificio. Nel vano più ampio - la cosiddetta konoba - c'era sempre il focolare, anima di ogni casa, sul quale si preparava da mangiare... Anche la cisterna di pietra in cui veniva fatta convogliare l'acqua piovana dal tetto era parte integrante dell'edificio. Le meravigliose vere di pietra e i loro coperchi di ferro sono ancor oggi i dettagli più belli delle case istriane...

Muri a secco (Masere)

suhozid L'uomo che viveva in questi luoghi cent'anni fa e più, lavorava la terra quotidianamente. Molto spesso la doveva rubare alla pietra che raccoglieva per poi recingere con essa i propri appezzamenti. Su di una solida base di pietra venivano prima sistemate le pietre più grosse e poi man mano quelle più piccole. Fu così che sorsero chilometri e chilometri di muretti a secco, la cui armonia suscita ancor oggi la nostra ammirazione. Ce ne sono di grezzi, con le pareti storte, ci sono quelli costruiti con sassi più piccoli, la cui perfezione li fa assomigliare ad una scultura vera e propria. A dire il vero i muretti a secco dell'Istria sono autentiche sculture, perché nel crearli sia l'uomo che la natura hanno dato il meglio di sé.

Kažun - Casita

kazun Kažun - Casita, piccolo rifugio nei campi che veniva costruito con la tecnica della muratura a secco - con la sola pietra, senza alcuna sostanza collante. La costruzione veniva usata sia per ripararsi che per vigilare il campo e la vigna. Non ѐ possibile attribuire la sua nascita ad alcun gruppo etnico perchѐ ѐ una costruzione molto più vecchia di qualsiasi popolazione che colonizzò queste terre durante i secoli. La troviamo prevalentemente nell'area meridionale e occidentale dell'Istria e oggi ѐ uno dei simboli più noti della penisola.

Indumenti tradizionali

odjeca Il Museo etnografico custodisce e raccoglie attivamente il patrimonio tessile. La maggior parte della collezione è costituita da indumenti tradizionali istriani. Nell'inventario del vestiario femminile dell'Istria settentrionale e orientale caratteristico è i taglio a cunei che si lega al periodo gotico. Più tardi questo taglio venne abbandonato a favore di un taglio del vestito femminile che scendeva dal corpino e dalla gonna. Le donne si cingevano la vita con una fascia o cintura tessuta. Sul capo portavano un fazzoletto, solitamente molto ricamato, che più tardi venne fatto con tessuti industriali. L'abbigliamento maschile si dustingue innanzitutto per i pantaloni - gli uni sono fatti di un tessuto bianco, lunghi fino alla caviglia e attillati alle gambe, mentre gli altri, le cosiddette brageše venivano fatti in un tessuto marrone ed erano più corti e più larghi. Sui piedi si mettevano le calze, mentre gli uomini vestivano i calzettoni; quindi calzavano le opanke (specie di calzatura rozza fatta in pelle), e più tardi le scarpe.

La storia del souvenir Istriano

suvenir Gli originali souvenir istriani sono degli oggetti che, oltre a tutta la loro semplicità, rivelano molte cose sull'Istria e i suoi abitanti. Risvegliano un grosso interesse perchè rappresentano l'unione della cultura tradizionale e della modernità. Cercando il modo migliore per esprimere al meglio la particolarità istriana, i produttori di questi souvenir, molto spesso si richiamavano al bagaglio tradizionale autoctono; le casite, gli abiti popolari, i boccali, le case, le cosiddette sopele (strumento a fiato), i vari tipi di attrezzi per lavorare la terra, la capra e il bue istriano (il cosiddetto boškarin) sono solo alcuni dei numerosi motivi che dai campi, dalle locande e dai cassoni, furono portati alle fiere e alle bancarelle, diventando così accessibili a tutti.

Fiere in Istria

sajam Le fiere sono il cuore pulsante di tutte le località minori e in Istria è rimasta viva un'antica tradizione: ogni cittadina ha la propria fiera in un giorno ben preciso del mese. Accanto alla missione principale, quella di far incontrare venditori e acquirenti, ogni fiera ha una sua peculiarità che rispecchia la tradizione locale in maniera diretta. Vi si può trovare di tutto: dall'ago alla locomotiva, si vende, si compera, si tira sul prezzo, ci si incontra … in un'atmosfera che sa un po' di passato.
Bale, Barban (Valle, Barbana) - ogni secondo sabato del mese
Buzet (Pinguente) - primo venerdì e terzo giovedì
Labin (Albona) - ogni terzo mercoledì
Motovun (Montona) - ogni terzo lunedì
Pazin (Pisino) - ogni primo martedì
Svetvinčenat (Sanvincenti) - ogni terzo sabato
Višnjan (Visignano) - ogni ultimo giovedì
Vodnjan (Dignano) - ogni primo sabato
Žminj (Gimino) - ogni secondo mercoledì del mese

L'Istria verde

zelenaistra L'Istria espone le sue meravigliose bellezze nel fiorito giardino mediterraneo, sui lembi alpini, come su un trono. Il Mare Adriatico vi si protrae dinanzi, a mo' di tappeto azzurro, mentre lungo la costa, un susseguirsi di gemme: Umago (Umag), Cittanova (Novigrad), Parenzo (Poreč), Orsera (Vrsar), Rovigno (Rovinj), Pola (Pula), Porto Albona (Rabac)... Un collier per cui l'Istria è nota e apprezzata. Noi vi invitiamo a scoprirne le bellezze più nascoste, gli scrigni segreti, gli angolini intimi e i simboli che ne esaltano la nobiltà. Venite perciò nell'entroterra istriano, in questo cuore palpitante di calore e salute, nei luoghi fra fantasia e realtà le cui bellezze vi stupiranno e diletteranno per la loro tranquillità, vi sveleranno le antichità, ricaricandovi di quella forza primitiva che pervade l'uomo a contatto con i benefici della natura intatta. Le porte delle città e delle case sono sempre aperte. Qui sarete accolti da gente virtuosa pronta ad offrirvi i doni dei secoli passati. Benvenuti nel luogo delle antiche tradizioni, delle bellezze e della salute

Cittadine dell'entroterra istriano

unutrG Adagiate in cima alle colline, le cittadine istriane ci indicano la via da percorrere nella galleria delle antichità e ne rappresentano al contempo gli esemplari più belli. S'innalzano al cielo e al sole, dominano i paesaggi come delle corone, sfidando il tempo. Le loro mura ricordano periodi felici e non dimenticheranno di svelare il segreto particolare che le fa durare nel tempo. Vi sveleranno della presenza, lungo i secoli, di vari costruttori che nelle loro vecchie corone incastonavano nuove gemme che poi splendevano di un'altra luce. Oggi, quando dalle torri di queste città le campane vi salutano col loro suono, entrate liberamente, le porte sono sempre aperte. Dai tetti voleranno stormi di colombi, la gente del luogo smetterà per un momento di parlare mentre i bambini si soffermeranno all'ombra dei secolari tigli e bagolari. Anche il sole fermerà il suo pennello col quale traccia una scia dorata sul tempo e le cose. Il vostro arrivo rappresenterà l'inizio di una nuova storia, sia per la cittadina che per voi.

Le oasi agrituristiche

agrotur Se avete voglia dell' antica atmosfera delle fattorie di campagna, dei piatti tipici e ristoranti della cucina tradizionale, di romantici caminetti e cantine profumate, scoprite la magia dell' agriturismo, piccoli alberghi rurali e fattorie. Assaporate il buon vino e il cibo fatto in casa, seduti sulle panche di legno sotto il pergolato oppure vicino al caminetto, godetevi tutta la tranquillità dell'Istria e la gioia di vivere della sua gente. Svegliati dal canto degli uccelli, nel caldo letto della tipica casa istriana, avrete l' impressione che il tempo scorra più lentamente. Dalla finestra scoprirete i campi, i vigneti, gli uliveti e gli orti, vedute docili, frutto di mani nobili e lavoratrici, e se avrete voglia, potete anche cavalcare, visitando il bosco vicino. Scoprite queste fattorie e sarà come entrare in una scena idilliaca dei tempi passati.

Istria azzurra

plavaIstra La vita lungo la costa dell'Istria è da sempre legata al mare. I navigatori cercavano rifugio nell'abbraccio delle sue insenature, i pescatori hanno trascorso la vita intera rispettandone l'infinita distesa misteriosa, i viaggiatori hanno trovato nuovi amori nei suoi porti. Tutti convengono che la bellezza del paesaggio istriano ha invogliato non pochi viandanti a fermarsi qui per iniziare da capo… Navigate assieme a noi lungo gli azzurri lembi istriani, seguite la traccia lasciata dal sole, lentamente, da oriente ad occidente, immergendovi nei motivi di vita mediterranea: insenature e spiagge, barchette che si crogiolano beatamente nella solitudine dell'azzurra bellezza, aspettando. In alto sul colle si vede Labin (Albona), cittadina che ha protetto per secoli i suoi abitanti nell'abbraccio delle sue mura, mentre ai suoi piedi c'è la ridente Rabac (Porto Albona), adagiatasi lugno una delle più belle spiagge istriane. E poi più in là, fino a raggiungere il promontorio più meridionale, Punta Promontore, ad una svolta della costa che permette alla millenaria Pola di salutarvi per prima. Guardatela per fissare nella memoria l'immagine della città e della sua imponente Arena, prima di farvi incantare dall'arcipelago delle Brioni. E mentre riprendete fiato per continuare il vostro cammino, dall'azzurro orizzonte sarà Rovigno a far sentire il suo richiamo, per invitarvi al ballo dei suoi vicoli e abbandonarvi poi nelle braccia del Canale di Leme. Qui da una barca vi inviteranno ad unirvi a loro per portarvi, in compagnia di canti e sapori del Mediterraneo, alle Sorelle di Orsera e più in là ancora, fino alle spiagge parentine. Mentre viaggiate salutate i bagnanti e i surfisti e se vi imbattete in una boa, sappiate che nel silenzio delle profondità azzurre i sommozzatori stanno cercando mondi diversi. Proseguendo verso settentrione fino ad arrivare a Savudrija (Salvore), il vecchio faro vi accompagnerà in un porto sicuro, vicino a Neapolis, un tempo sede vescovile oggi Novigrad (Cittanova), mentre al calar del giorno sarà Umago ad incantarvi con i suoni veneziani del suo re degli strumenti. Sostate un po' nel mandracchio, tipico porticciolo istriano. Qui lungo le rive i pescatori rattoppano le reti, ognuno immerso nei ricordi di tempi ormai passati. Sui loro volti i segni profondi di vento e mare, sale e tempesta. Sedetevi accanto a loro e ascoltate una storia di mare, mangiando qualche sardella e assaporando un bicchiere di malvasia locale.